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I
Terremoti
sono l'espressione più evidente del continuo e lento movimento
della superficie terrestre, fratturata in più parti, dette placche
tettoniche. Le placche sono movimento relativo tra loro, a causa della
rotazione terrestre e dalla struttura stessa della Terra (al cui interno sono
presenti diversi strati di materiale differente, con comportamento più o meno
fluido).

La
zona di convergenza delle due placche tettoniche: quella Euroasiatica e quella
Africana
Un
terremoto è una vibrazione naturale del terreno prodotta dalla rottura
di masse rocciose con conseguente liberazione di energia accumulata fino a quel
momento.
A
pressione non elevate, la roccia risponde ad uno
stress da sforzo
con un comportamento
elastico fino ad un determinato valore A (figura 1), al di
sopra del quale presenta un comportamento fragile, ovvero superato il
valore C la roccia si rompe. Nel punto in cui avviene la rottura,
detto
faglia, si genera il terremoto (figura 2).

Figura
1.

Figura
2.
I
due blocchi rocciosi in prossimità della faglia hanno quindi un movimento
relativo secondo il quale le faglie vengono classificate :
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faglie
normali: con movimento
perpendicolare alla direzione della superficie di separazione e con
spostamento verso il basso del tetto rispetto al letto; |
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faglie
inverse: il movimento avviene
perpendicolarmente alla superficie di separazione con spostamento verso
l'alto del tetto rispetto al letto; |
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faglie
trascorrenti: il movimento
avviene lungo la direzione del piano di faglia; vengono poi suddivise in faglie destre
o faglie sinistre a seconda con movimento relativo. |
Il
terremoto si propaga poi attraverso il terreno tramite le
onde sismiche.
Le onde si propagano nella roccia con compressioni e dilatazioni e/o lungo piani
perpendicolari alla direzione di propagazione. Non si ha però un movimento
effettivo a lungo raggio, ma le parti interessate si limitano ad oscillare entro
limiti ristretti.
La
trasmissione delle onde meccaniche avviene solo se c'è materia.
La
velocità delle onde sismiche dipende dalla densità del materiale attraversato
e da coefficienti di elasticità diversi per ciascun tipo di onda.
Le
onde longitudinali, dette
onde prime
o
L
(figura 3), sono più
veloci e pur partendo prime dall'ipocentro
(o fuoco, il punto
esatto in cui avviene il terremoto) arrivano per prime. Le onde trasversali,
dette onde seconde
o S, arrivano con un leggero ritardo, e si
propagano solo sulla superficie terrestre partendo dall'epicentro
(la
proiezione verticale rispetto la superficie terrestre dell'ipocentro). Hanno una
velocità costante di 3,5 km/sec (impiegato 3 ore e 9 minuti per fare il giro
completo della Terra) e sono le responsabili dei terremoti che generano i danni
maggiori.

Figura
3.
Attraverso
il
sismografo, strumento per la registrazione dell'intensità
e della durata delle onde
sismiche, si genera il relativo grafico, detto
sismogramma.
Dal
sismogramma, calcolando il ritardo che intercorre tra le
onde P
e le
onde
S
e con la sovrapposizione dei dati di tre o più stazioni sismiche si può
localizzare in maniera esatta l'epicentro della scossa (e quindi il relativo
ipocentro).
L'intensità
di un terremoto si misura in due differenti maniere, tramite la:
Scala
Richter
Misura
l'Energia
rilasciata durante una scossa di terremoto. Non potendo
misurare direttamente l'energia, si ricosse ad una scala di magnitudo (M),
indirettamente legata all'energia stessa perché si basa su osservazioni
strumentali.
Introdotta
da C. Richter nel 1935, è il logaritmo in base 10 dell'ampiezza massima,
misurata della registrazione, ottenuta con un sismografo standard, di un
terremoto avvenuto ad una distanza epicentrale di 100 Km. dalla stazione:
M
= log10 A
L'intensità
di un terremoto è invece la misura degli effetti del sisma, cioè
dell'intensità dello scossa. Difatti può accadere che un terremoto di grande M,
verificatori a grandi profondità, produca una I inferiore rispetto a
quello causata da un terremoto di piccola M ma originatosi a profondità
minori.
Scala
Mercalli
E'
una scala empirica con cui si misura l'intensità di un terremoto basandosi
sugli effetti macrosismici prodotti (danni a persone e strutture). E' però una
misura molto imprecisa, per diverse ragioni: non tiene conto di parametri
fondamentali in una scossa sismica quali: profondità ipocentrale, caratteristiche
geologiche locali, caratteristiche delle strutture, distribuzione
e densità della popolazione abitativa, importanza artistica di determinati
edifici e di altre variabili indipendenti dal terremoto stesso.
Prevede
dodici gradi differenti in dipendenza dei danni prodotti:
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